Sessione comune

José Maria Poirier


Stijn Coninx


Tristan Bauer


Sunta Izzicupo


Piero Coda


Susanna Tamaro

 

Film maker a confronto: immagini da culture in dialogo.
Cinema e televisione come strumenti di conoscenza tra gli uomini e tra i popoli

TAVOLA ROTONDA - 2°parte
con commenti ai film e domande
condotta da
José Maria Poirier

- dopo la proiezione di due sequenze di film di Stijn Coninx -


Stijn Coninx
Il primo film tratta di una storia che ha luogo nel 1969, riguarda un padre e sua figlia. Lui ha un grosso problema, beve. La ragazza non capisce perché lui beva. La storia riguarda questa ragazza che cerca di capire che cosa succede nel mondo. Lui smette di lavorare. Ed un giorno lei deve fare la prima Comunione e dice: se tu smetti di bere io farò la Prima Comunione. E' dunque la storia di questa ragazza, di questa bambina che cerca di capire com' è la vita e alla fine padre e figlia si capiscono.

Il secondo film si intitola Dance , è una storia della fine del XIX secolo in Belgio, riguarda un sacerdote che lotta per migliorare la condizione dei lavoratori, e soprattutto la situazione del lavoro minorile.

Si basa su una storia vera, su una storia che ha un aspetto politico. Prima che il film fosse mostrato nei teatri nel Belgio, siamo venuto a Venezia, al Festival e poi abbiamo avuto una visione per i membri del parlamento in Belgio perché loro erano molto curiosi di vedere quale parte politica risultasse vincitrice, in questo film. Ma stranamente non ci sono stati vincitori, l'unica cosa che abbiamo cercato di fare- dico noi, perché questo tipo di film si fa con una squadra, quindi non sei una persona soltanto con la sua opinione, devi trovare una squadra che ci creda, devi avere un produttore, gli attori, tutti coloro che lavorano, che credono nella storia- abbiamo cercato di raccontare questa storia mettendo in luce il fatto che quando c'è miseria non hai mai l'opinione giusta, non hai mai ragione, devi soltanto reagire in qualche modo.


Tristan Bauer
Anzitutto vorrei fare un commento al mio amico Bernabei, quando ha manifestato il suo modo di considerare il cinema d' autore. Non sono d'accordo con quello che lui a detto, perché come autore di film devo dire che per me il cinema d' autore è una meraviglia, perché il cinema d' autore degli altri paesi ha commosso tutto il mondo, appartengo a una generazione che è anche la generazione dei miei genitori e quella che sarà dei miei figli, che ci siamo formati con il cinema di Benigni, con il cinema di Visconti, con il cinema di Pier Paolo Pasolini, De Sica, Monicelli, e con tanti altri che con la loro visione particolare del mondo, dell'arte, ci insegnano e ci commuovono. Io sono sicurissimo che fra cento, duecento anni quando ricorderemo il cinema italiano, non lo ricorderemo per le ore delle trasmissioni televisive, ma lo ricorderemo per gli autori meravigliosi che lo hanno reso famoso. E condivido invece con te che non credo a quel cinema , che fanno molti, che non sono artisti, e che rimangono richiusi in se stessi e che fanno un cinema senza significato.

Quello che vedremo adesso invece è il mio ultimo lavoro. E' un film che non è ancora concluso, quando finisce il convegno andrò a Madrid per fare gli ultimi ritocchi. E' un film, una fiction molto tragica per noi Argentini. Circa più di vent'anni fa il mio paese era governato da una dittatura militare, una dittatura che ci ha fatto vivere tremendi orrori e che si è conclusa con una guerra. Se tutte le guerre sono ingiuste, io credo che questa guerra, la nostra guerra, per come si è sviluppata, per come si è svolta è stata veramente la più ingiusta di tutte.

E' curioso il fatto che il nostro cinema, per seguire l'idea del cinema bellico che è molto diffuso, non si è mai avvicinato a questa realtà, non se ne è mai parlato, c'è solo un film, questo mio, che si chiama " I bambini della guerra" e che narra i vari eventi della guerra. Oltre questo non si è mai fatto altro che parlasse di questo evento. Questo film è la vita di uno di quei soldati che a diciotto anni,- diciotto anni è un'età importante, quando un giovane è pronto a vivere la vita - che è andato alla morte, e questo è il nostro desiderio, narrare la sua vita e vedere la guerra e la prospettiva di questi giovani. Vediamo questo piccolo pezzo poi dopo possiamo discutere.

- Proiezione del film -


Sunta Izzicupo
Ho portato molti trailer , tra cui quello di un film per bambini, uno spettacolo del genere fantastico-meravigioso, e un altro su vicende dell'oggi. Abbiamo preferito, per questo momento, un trailer di 5 minuti. Si tratta di un film su Giovanna d'Arco, la prima mini-serie che ho supervisionato per la CBS.

- Proiezione di una squenza del film -


Dialogo


Domanda
Si può vedere come i film possono aiutare particolari problematiche, io stessa amo guardare i film, però io vedo un pericolo: nella nostra società le persone diventano sempre più voyeristici. Guardando sempre le Soap opere con i loro personaggi, si finisce con identificarsi con loro. La gente rimpiazza i veri rapporti con i rapporti che vede rappresentati e vive anche le loro problematiche. Le persone guardano programmi di giardinaggio, programmi di cucina, il Grande Fratello, programmi sul sesso. Pensano di vivere queste cose , e invece le guardano fare da altri, in TV. Cosa dobbiamo fare, per queste persone, per questa situazione, come cambiare questa mentalità di oggi, in modo che la vita vera, i rapporti veri tornino in primo piano, e si formi una nuova cultura?


Sunta Izzicupo
Credo che ciò che lei dice sia assolutamente vero. Siamo dei guardoni, guardiamo tutto, guardiamo le persone che mangiano insetti, si scambiano le mogli, guardiamo le decapitazioni, i genocidi, anche nel telegiornale.

Non ho una risposta a questa cosa e non credo che nessuno ce l'abbia. Non so se riusciremo a fermare quegli spettacoli, perchè le cose vanno in cicli, oggi è trend, adesso sono una cosa molto di moda, ma ad un certo punto spariranno anche quelli, spero, soltanto che la loro vita sia breve.

Però ritengo che ciò di cui stiamo parlando, i film che avete visto, presentano, spero,un equilibrio tra i personaggi e i rapporti tra di loro. Nulla può rimpiazzare un film drammatico che riguarda i rapporti tra i personaggi, i caratteri e le relazioni. Credo che il modo per uscire dalla moda di oggi sia di avere un tipo di film come quello che avete visto: la verità di un film come quello di Tristan, è davvero eccezionale. Noi ci sentivamo veramente lì. Non credo di aver mai visto niente di più reale in un film. Dobbiamo equilibrare le storie con i valori di cui abbiamo parlato tutti, oggi: amore, di cui parla Chiara, libertà, spiritualità, valore della persona, rapporti tra le persone. Mi piace rappresentare questi rapporti fra esseri umani dove in novanta minuti alle volte si ride, e poi qualcuno ha una comprensione particolare della sua realtà, e questo lo fa crescere, come personaggio, gli fa capire qualcosa di se stesso, della sua situazione

Potrà sembrare artificiale, ma questo è il mezzo che noi abbiamo. Credo che una questione molto importante, riguardo ai personaggi, sia il tempo. Molto spesso non c'è il tempo filmico di sviluppare i personaggi, molto in fretta dobbiamo capire se è buono o cattivo e le reazioni sono troppo veloci e i personaggi avrebbero bisogno di questo tempo e noi non diamo questo tempo: tutto è veloce, nella nostra società, e il risultato è che molto spesso abbiamo l'impressione che la vita è diventa un gioco dall'inizio alla fine, perché il modo di comunicare è come quello di un quiz, nessuno ha tempo di spiegare.

Abbiamo visto dieci minuti del film di Tristan Bauer, ma lì in quei dieci minuti siamo entrati nella storia. Abbiamo sentito subito la differenza del tempo delle inquadrature dal momento in cui abbiamo visto la palla a quando i soldati si sono messi subito a giocare: c'è stato bisogno di tempo, di quei dieci minuti per entrare nella storia!

Anche nel film di Coninx una immagine ci ha insegnato così tanto di quello di cui abbiamo bisogno di sapere, quando il padre apre un armadietto segreto dietro una croce e comincia a bere. Abbiamo reagito subito perché in un' immagine abbiamo visto tanto di quella persona. Quando si è consapevole di ciò che si sta facendo, con il nostro film, allora con le immagini si dà la verità del personaggio.


Piero Coda
Il pericolo del voyerismo, di cui s'è detto, mi pare metta in rilievo, per contrasto, un criterio fondamentale del fare cinematografia. Quando l'immagine non porta al rapporto reale con l'altro, quest'immagine è semplicemente una proiezione di sé. L'immagine vera è quella che esprime e crea rapporto. Le immagini che abbiamo visto dai pezzi cinematografici che sono stati proiettati, esprimono un rapporto e introducono in un rapporto con l'uomo, con questo uomo e con l'uomo universale . Per questo ci hanno avvinto e ci hanno trasmesso qualcosa. Non si tratta di un criterio etico imposto dall'esterno, ma di un criterio che è dentro la realtà stessa dell'immagine, quando esprime l'uomo. Non si può superare la deriva voyeristica dell'immagine - il tragico pericolo del nostro tempo - se non proponendo in alternativa immagini che creino realtà, e cioè rapporto. Perché la realtà è il rapporto vero: con Dio e tra le persone.


Domanda
Volevo ringraziare vivamente gli esperti di questa tavola rotonda, perché ho scoperto con gioia che c'è una via che io ho percepito in tutti coloro che ci hanno parlato, che è quella di rompere i manicheismi in cui normalmente ci muoviamo: i dualismi fra commerciale e offerta di valori, fra divino e umano, fra diciamo ricchezza in se stessa e povertà in se stessa. Io lavoro nel Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali del mio paese ed è una lotta da anni per non guardare con sospetto tutto, perché proprio, come si dice, nel buoi si può trovare il bello.

La mia domanda sarebbe: Noi , stando dalla parte del bene o del perbene, tendiamo a costruire una trincea, un posto da dove io posso colpire o difendermi. Come guardare all' altro come a qualcuno che è un altro "io", che è questo che ho scoperto qui in molte sfaccettature? Se tutti siamo "centro", io posso capire che l'altro ha un punto di vista diverso, e anche se è commerciale non è per definizione da buttare via. Questo mi ha tranquillizzato molto e penso che può incoraggiare l'atteggiamento di apertura al mondo così com' è. Una buona via verso quel mondo migliore che augurava Tristan, cui veramente faccio i miei auguri per tutto il suo lavoro.


Susana Tamaro
Io più che una domanda voglio fare alcune osservazioni, essendo parte in causa. La prima è una osservazione, come diceva prima Tristan Bauer, è che mi domando perché noi non vediamo tutte queste belle cose, perché io negli anni settanta, ottanta, potevo vedere film ungheresi, i film rumeni, di tutto il mondo ed adesso posso vedere solo film americani, e sono esasperata da questo. Vorrei vedere film argentini, messicani, eccetera. Bisogna creare un circuito alternativo, diciamo, a questa oppressione, perché io ritengo un'oppressione non vedere la ricchezza delle espressioni di tutti i popoli di tutte le culture, e trovo che sia un impoverimento dovuto anche al fatto che quello che è costato il mio film, è forse solo come la preparazione della scena di un film americano. Non possiamo competere su un piano economico, o della distribuzione, ma è un grande impoverimento per tutti non poter condividere le culture.

La seconda cosa che voglio direè che io credo che il cinema sia uno straordinario modo per fare poesia, è un modo universale di comunicare con le immagini, credo che si fanno i film per comunicare emozione e per lasciare domande alle persone. E anche i libri si fanno per lo stesso motivo, ovviamente anche per intrattenere. Ma io ho voluto fare un film sul cambiamento interiore delle persone, e questo è anche una domanda che rivolgo agli italiani presenti in sala. La nostra cultura non ammette mai che ci sia la drammaturgia: cioè le persone che dalle tenebre incominciano ad intravedere la luce. Le nostre storie sono assolutamente piatte, ma siamo pronti a lanciare grida di meraviglia quando queste cose vengono da altri paesi, è una specie di colonialismo culturale. Io ho fatto una storia sulla violenza familiare, e tutti mi hanno detto: impossibile, ridicolo, non esistono storie così in Italia. Però se la storia viene dagli Stati Uniti o della Spagna, sono tutte storie di straordinario coraggio. Allora vorrei sapere perché questa ipocrisia di non ammettere, di non parlare delle tenebre, per poi fare il percorso verso l'apertura, naturalmente? Abbiamo avuto un tale rifiuto, una incapacità ad accettare che anche il cristianesimo è un discorso di cammino, di resurrezione, non è una via di risoluzione e soprattutto non è una risoluzione consolatoria. Ma, qui voglio dire un'altra cosa che è sintomatica, il mio film è stato un giorno e mezzo nelle sale e adesso è stato venduto all'estero, e i paesi che lo hanno comprato sono paesi non cattolici. Questo ci fa riflettere molto sulla questione di quanta incapacità abbiamo di capire certe cose: lo ha comperato un paese islamico, e un paese ortodosso, come la Russia. Dicono c'è una grande paura, una grande incapacità ad accettare tutto ciò ha a che fare con la cultura e che si ritiene che il messaggio cristiano sia una specie di marmellatina pseudo- culturale consolatoria. Insomma, vorrei che si incominciasse a parlare in modo più serio di queste cose.


Domanda
Io vorrei fare una domanda al dottor Bernabei, perché mi ha fatto impressione quello che lei ha detto nella prima parte, cioè che il figli della luce non riescono a comunicare. E' una incapacità di comunicare o si trova poco spazio, per comunicare queste idee?

Poi vedo spesso che la sua azienda produce grandi film, non pensa che magari la piccola storie di, magari, una donna nata e cresciuta in un paesino, possa comunque trasmettere un messaggio valido e di tutto rispetto?


Luca Bernabei
Ti rispondo velocemente. Non credo che ci siano pochi spazi. Per noi gli spazi ci sono e sono tanti. Il mondo è pieno di televisioni, di reti, di Network, di dio internet, eccetera, eccetera. Bisogna solamente essere bravi a prenderli, forse per un pochino ci siamo distratti. Per la seconda domanda: perché non facciamo piccole storie? A volte le facciamo, però preferisco fare una storia che si chiama, giustamente, Giovanna D'Arco, perché il richiamo è immediato . E' chiaro, che è più difficile, in questo mare magnum d'informazione che arrivano, toccare l'interesse con una piccola storia. Una piccola storia può essere più per il cinema, lo dico a malincuore, perché anche a me piacerebbe raccontare le piccole storie, però non ci si riesce. Volevo anche permettermi di rispondere all'amico Tristan: io chiaramente ho fatto una polemica, prima, cioè io credo che il cinema d'autore sia il cinema di pensiero, e anch'io ritengo di fare televisione d'autore.

Spero che la gente si ricorderà della televisione che facciamo noi, perché ci mettiamo tanto pensiero. Io spero e penso di lavorare per la gente, come hanno fatto Tristan e Stijn: loro due in questi film che abbiamo visto avevano qualcosa da comunicare.


Domanda
La domanda che io volevo fare a Tristan, è questa: è fantastica la sua storia, c'era veramente bisogno di essere fatta ed era importante, fatta con molti mezzi, con soldi, insomma, ma sembrava anche molto cupa e credo che ci voglia abilità per guardare nel buio delle vicende umane. Ma dove era la speranza, in questa sua storia, dove il senso dell' umorismo? Cosa c'è, nel suo film, che ci porta a continuare a guardare nel buio?


Tristan Bauer
Per quanto riguarda al tema dell'oscurità, di ciò che è duro e buio, penso che anche noi come artisti dobbiamo rimboccarci le maniche. Come Argentini dobbiamo entrare a far parte della nostra storia, ricordare che spesso è vista troppo superficialmente: specialmente il periodo della guerra, è una guerra che non ha immagini, come vi dicevo prima. Ho dovuto fare una ricerca di immagini per poter ricostruire questa guerra e abbiamo dovuto fare riferimento agli archivi inglesi! Chiedere loro assistenza e aiuto perché in Argentina c'era l'esercito che non voleva diffondere informazioni. Quindi mi sembra importantissimo ricordare questi momenti della storia, e andare più in fondo e non in modo superficiale come è stato mostrato in altri film, dove sembra tutto meraviglioso, tutto bello. Sottomettere gli spettatori invece ai veri orrori della guerra, anche se questo è crudo.

E potrete vedere che uno dei personaggi muore: è un personaggio molto ricco, è un personaggio molto importante. E anche nella guerra possiamo vedere l'umorismo e questo fa parte di ogni arte ed è molto importante l'umorismo.

Per concludere vorrei rafforzare questa idea di condividere le culture perché le culture non scompaiano. Quello che Susanna Tamaro ha appena detto, che qui in Italia non si vede il cinema argentino, che il cinema africano non esiste, anche noi abbiamo lo stesso problema, l'unico cinema che vediamo è quello americano. Non esiste altro, non si vede altro che quello degli altri, mai le nostre cose.


José Maria Poirier
Proporrei a Piero Coda, se crede, di prendere spunto dalla domanda di Susanna Tamaro, su come parlare sul serio del Cristianesimo.


Piero Coda
Partirei da quella espressione molto forte di Tristan Bauer che mi ha colpito molto, di non aver paura di guardare nell'oscurità. Non è facile rispondere. Mi viene in aiuto l'immagine di uno dei Vangeli. I Vangeli tra l'altro sono quattro.Vuol dire che ci vogliono più immagini, non è monolitico. Già questo è una forte indicazione. Ma c'è il più antico dei Vangeli, quello di Marco, che, dicono gli studiosi, termina semplicemente con Gesù che muore. Il Vangelo di Marco dice un'unica parola di Gesù, gli altri riportano altre parole, lui ne dice una sola, è quella del grido dell' abbandono. Poi, dicono sempre gli studiosi, hanno fatto una sintesi delle apparizioni di Gesù risorto, come sono negli altri Vangeli. Ma non termina in realtà con quella morte, termina con il centurione romano, quindi uno che non è ebreo, è un pagano, che sotto la croce, dice il Vangelo, vedendolo morire così, disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio".

Ecco, lì c'è tutto il Cristianesimo, secondo me, cioè, la luce, la luce chenasce dal più profondo delle tenebre. PerchéCristo si è immerso nelle tenebre per offrirsi, per donarsi. Allora, tutta la difficoltà che troviamo nel capire il male, nasce dal pensare una risurrezione che non è passata attravverso l'abbandono.

Cioè, il Dio cristiano è questo. Non è che è accanto, o al di là, dell'umano, ma è nel più profondo dell'umano. E' il dramma dell'umano. Ovviamente questo poi porta ad un altro problema, che io debbo poter guardare nell'oscurità con l'occhio di quel centurione, cioè proprio lì cogliere la presenza della luce.

Ecco, questo penso che dobbiamo fare in questi giorni, comunicare tra di noi, perché penso sia il comunicare tra di noi, che permette di educare l'occhio a questa dinamica.


José Maria Poirier
A Stijn Conix chiedo di rispondere a diverse domande, nate dalla tua osservazione sulla comprensione del linguaggio delle immagini.


Stijn Coninx
Riguardo al linguaggio è solo un' esperienza, quando stavo facendo un film: ad un certo punto si sente che la propria video camera è un arma che può fare quello che vuole, si può dare importanza ad un soggetto, o importanza alle persone. Io sono perfettamente d'accordo con Luca Bernabei che dice "non è il film maker che mi interessa, è il progetto che mi interessa, il modo in cui trattiamo questo soggetto". Il punto è: facendo l' editing di ogni immagine, e conoscendo le emozioni, sapendo qual è il risultato sullo schermo, se non si dà tempo alle persone di capire ciò che voglio fare, si taglia, si tagliano le domande, si tagliano le risposte, si tagliano anche pezzi di vita. In quel modo si crea un' immagine di individui che non ha nulla a che fare con la realtà. Questo è ciò che succede molto spesso.


Domanda
Volevo fare una domanda al signor Bauer.

Abbiamo visto nel suo film una scena che secondo me è stata bellissima, quando i soldati hanno preso il pallone e hanno iniziato a giocare. Io credo sia bellissima perché è stata la nascita della speranza, cioè la fine della guerra e l'inizio della speranza, cioè come il ricominciare della vita. Penso che questa sia stata forse la scena più toccante e più bella del film.

Collegandoci al film del Signor Conix, quando si vede l'immagine dell'uomo che va dietro il Crocifisso e prende la bottiglia, invece, là penso sia stato il contrario, la perdita della speranza e cioè la speranza che Gesù può dare, è perduta, proprio nel significato dell'immagine del protagonista che nasconde la bottiglia dietro al Crocifisso. Credo che il cinema a differenza di altre arti è l'unico che riesce ad unire il linguaggio visivo con il linguaggio audio e questo è un arma a doppio taglio, se si può dire, perché molte volte non si fa buon uso di ciò: vengono curati soltanto i dialoghi e invece molte volte l'immagine è molto più forte della parola.


Tristan Bauer
Riguardo alla partita di calcio del film, penso che possa significare speranza, ma anche far riflettere sulla situazione di quei giovani: loro avevano tutti circa diciotto anni e l'Argentina era in guerra. Noi non avevamo avuto mai una guerra prima di questo secolo. I ragazzi erano pronti alla vita, a giocare a calcio, questo era il loro sogno. Questo è il momento in cui la guerra si interrompe e lì c'è la scena del gioco, quindi appare la luce, la speranza.

Io credo in questo tipo di cinema,negli artisti che sono capaci di entrare nella realtà, nella vita vera. Che sono capaci di incontrare ogni essere umano, ogni storia, e a volte anche bellezza di un albero per esempio, con la sua luce; e sono capaci di trasmettere con la loro opera alle persone questo messaggio in un'opera artistica. Quando questo succede, l'artista è come uno specchio, creando un'opera che rappresenta la realtà, non perfetta, e la riflette con una nuova immagine alla comunità, una nuova immagine che è diversa dall'originale, da quello che veramente è, un'immagine molto più bella . E credo che questa sia una delle delle caratteristiche dell'arte.


Domanda
Debbo fare un commento piuttosto che una domanda. C'è talmente tanto talento, qui, di attori, sceneggiatori, registi: Netone potrebbe essere un coordinatore di tutte queste persone che sono qui, di tutte queste idee e professionalità. In questo gruppo abbiamo dei giovani, delle generazioni di giovani, nessuno magari farà un film multimilionario, ma si potrebbero far circolare i piccoli film che qualcuno magari può produrre. E circolerebbe nelle scuole, nelle Università, non per un festival, ma per star insieme, potrebbero esserci dei gruppi ecclesiali, per imparare l'uno dall' altro. Abbiamo parlato delle diverse culture, sarebbe un dialogo, sarebbe amore reciproco, sarebbe un farsi uno con una particolare cultura. Potrebbe essere qualcosa di molto piccolo, semplice, condividiamo quello che possiamo.

E' importante imparare da altri paesi, sapere dei loro problemi, delle loro ansietà, i problemi che hanno. Noi dobbiamo portare un messaggio di speranza. C'è così tanto che possiamo fare, piuttosto che lamentarci. Diamo un contributo, partiamo dal basso, non da un grande budget , possiamo contribuire partendo dalla nostra cultura.


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