Sono stato molto colpito dalla presentazione del prof. Meo perché credo che abbia sintetizzato l'arco delle problematiche che ci sono oggi, che si sono aperte oggi nel nostro settore, mettendo anche in evidenza quali siano gli impatti appunto sullo sviluppo presente e futuro. Credo che su queste problematiche stiamo solo adesso iniziando a riflettere e che sicuramente ci vorrà il contributo di tutti anche solo per cominciare a rendersi conto di qual è l'ampiezza di questi problemi e di qual è l'impatto che una giusta soluzione di questi aspetti può avere sul futuro dell'umanità.
Il progetto che presento si inserisce in questo quadro, nel senso che, mentre la presentazione del prof. Meo, a mio avviso, è un punto di partenza e anche di arrivo, adesso si tratta di capire come arrivarci. E per capire come arrivarci bisogna capire che tipo di modello adottare per far sì che questa trasformazione, questo cammino possa essere fatto in maniera realistica e con degli impatti che via via diventino sempre più visibili e si arrivi ad un convincimento collettivo per cui sarà ovvio che il free software è l'unica soluzione.
Quindi si tratta di capire come muoversi in questo contesto per riuscire a trovare o a sperimentare delle soluzioni che a mano a mano possano fare emergere un nuovo modello, che evidentemente io credo non possa solo partire dalla tecnologia, è un modello che deve coinvolgere tutte le discipline e credo che, come giustamente ha detto il prof. Meo, la tecnologia in questo caso ha un compito importantissimo, perché la tecnologia va molto più veloce delle altre discipline. Quindi in questo senso noi abbiamo, come tecnologi, un ruolo importante nel senso di offrire degli esempi e, in certo senso, stimolare le altre discipline, a dialogare con noi per cercare di arrivare tutti insieme a risolvere il problema, in maniera che sia poi una risoluzione pacifica, che sia un passo avanti per tutti.
L'analisi della situazione attuale dell'aspetto ICT e sviluppo normalmente viene sempre fatta con occhi ‘occidentali' , intendo dire viene fatta con dei parametri che sono dei parametri sviluppati in una cultura che attualmente è quella dominante. E quindi le soluzioni, la gran parte delle soluzioni proposte, di fatto sono delle soluzioni che già esistono e che sono state sviluppate in un contesto di bisogni del nostro tipo di società.
Ed anche oggi, tanti dei brevetti a cui accennava il prof. Meo sono dei brevetti che di fatto non fanno altro che continuare a ribadire delle soluzioni che esistono già, a definirne dei contorni, dei dettagli.
Quindi queste soluzioni molto spesso non rispondono ai bisogni veri che ci sono nei posti dove c'è necessità di sviluppo.
Le barriere che ci sono… bisogna avere una visione anche realista.
Ieri è stato detto da qualcuno, in un intervento, che la situazione attuale dell'Africa è molto complessa, ma uno dei grandi problemi che c'è è anche il modo con cui oggi l'Africa viene governata. Cioè ci sono dei grossi problemi spesso a livello legislativo in questi Paesi, nel momento in cui si decide di fare delle cose innovative.
Per esempio chiaramente un problema enorme è quello del know how locale . Noi l'abbiamo sperimentato in alcuni dei nostri progetti – dopo ne sentirete parlare – del puntamento di un'antenna in Africa. Il problema più grosso non è quello di comprare il computer e di mandarlo… di mettere su la rete… il problema è di puntare il satellite!
Le tariffe doganali spesso costituiscono una barriera insormontabile anche perché molti stati africani fanno delle tariffe doganali un mezzo di introito fondamentale. Poi a volte ci sono appunto resistenze politiche .
E c'è il problema della manutenzione . Spesso si riesce a mettere su un sistema, dopo sei mesi qualcosa è successo e bisogna ricominciare daccapo.
Quindi, in questo contesto, le prospettive, secondo me, possono solo risultare da un'azione congiunta su larga scala che coinvolga vari tipi di comunità di utilizzatori . Per comunità di utilizzatori, intendo dire, non soltanto riguardanti l'CT, ma comunità che riguardano per esempio l'azione nel campo medico, l'azione nel campo dell'e-governement , l'azione in tutti questi settori in cui l'ICT può fornire una molla, può fornire un modo per fare un salto.
Perché non c'è tempo probabilmente per tanti di questi Paesi di seguire una strada lineare. E questo, secondo me, può essere fatto con il coordinamento dell'Organizzazione delle Nazioni Unite perché, nonostante l'opinione che forse nel mondo occidentale ci facciamo sull'organizzazione delle Nazione Unite, sicuramente l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha ancora un impatto politico e un ruolo da giocare specialmente nei confronti di questi Stati dove il Governo locale non sempre risulta collaborativo. Noi abbiamo visto che sicuramente questa collaborazione con l'UNESCO in tanti casi ci ha facilitato nel portare avanti un certo tipo di progetti.
Adesso vi presenterò questo progetto Media Space che ha cercato di porsi queste domande e vi dirò un po' come, in qualche modo, quali risposte sono state trovate anche se ovviamente è un progetto, quindi è una piccola goccia. Però alle volte anche dalle piccole gocce si possono trovare delle indicazioni per costruzioni più grandi via via.
Allora la proposta di Media Space in questo contesto è stata quella di stabilire una relazione alla pari tra ONG e Industria . E già questo si può capire quanto sia stata una sfida non da poco.
E analizzare insieme i bisogni degli utenti finali. Quindi partire dal bisogno e non dalla soluzione preesistente. Quindi proporre delle soluzioni sulla base di questi bisogni reali e a costi sostenibili.
Un secondo elemento molto importante è stato quello di riuscire a convincere l'industria che i costi normalmente adottati, corrispondenti a normali logiche di profitto, non erano assolutamente proponibili in questi contesti. Questo è stato un secondo elemento frutto di molte battaglie.
Infine e' molto importante coinvolgere in questa azione organizzazioni di ONU come UNESCO e ITU, in modo da poter replicare piu'facilmente questo modello su vasta scala.
L'obiettivo del progetto non era quindi tanto quello di rappresentare un punto d'arrivo ma di riuscire a metter su un modello che poi potesse esser replicato su tanti progetti e poi magari, col contributo di altri, lanciato su scala più larga.
Quindi l'obiettivo era la realizzazione di missioni umanitarie e sociali da parte di istituzioni internazionali e ONG, su scala o regionale o globale, attraverso una piattaforma multiservizio operante nei cinque continenti.
I
campi operativi appunto e-learning, e-medicine, cultura, ambiente, gestione calamità, agricoltura.
Si è capito che queste considerazioni che ho appena fatto, andavano però formalizzate in qualche modo anche dal punto di vista legale, per evitare che rimanessero solo delle intenzioni, e quindi si è lavorato molto per stabilire una specie di carta e nell'arrivare a quella che è stata poi la cosiddetta Media Space Alliance , cioè un'alleanza industriale che si è data un certo numero di regole che rispondevano a questi principi che ho appena elencati.
Quindi l'alleanza industriale che si è creata attorno a Media Space si e'mossa secondo delle regole quali: rendere disponibili i benefici delle nuove tecnologie ai Paesi in via di sviluppo tenendo conto delle necessità di sviluppo di ciascuno di questi singoli Paesi, e poi cercando di promuovere lo scambio di “best practices” , - queste cose spesso non si possono fare a fronte di
un contratto tipicamente industriale: significa che l'industria, tenendo conto di queste realtà che esistono in questi Paesi in via di sviluppo, si impegna a fare il più possibile, però non secondo una logica classica di contratto industriale ma appunto cooperando con gli utilizzatori secondo una pratica di sforzo comune che impegna entrambe le parti al raggiungimento del massimo risultato. Riuscire a modificare anche questo modello di operazione industriale è stato molto importante.
E poi naturalmente il problema di riuscire a rendere disponibile l'accesso ai mezzi di comunicazione . Perché ieri abbiamo parlato tanto di Internet e forse dopo faremo vedere dei grafici di dove questa Internet è attualmente disponibile nei fatti. Cioè quante sono le persone al mondo oggi che hanno la possibilità di accedere all'internet e quindi quanti sono quelli che rimangono assolutamente totalmente esclusi da questa rivoluzione di cui parlava prima il prof. Meo.
E quindi la problematica dell'accesso, che è stata anche accennata nelle viewgraph dell'UNESCO, accesso significa proprio della possibilità pratica di poter fare http: , questo è un elemento molto importante e naturalmente questo rappresenta una delle grosse sfide economiche, perché riuscire ad estendere l'accesso in tutti i Paesi dove adesso non esiste internet, è una grandissima sfida economica.
E ultimo quello di legare la tecnologia agli sviluppi umani . In qualche modo l'alleanza Media Space ha fatto sue le istanze che un po' vengono proposte da UNESCO.
Quindi vengono qui di seguito elencati una serie di settori in cui l'Alleanza Media Space è disposta o ha interesse a dare dei contributi secondo questa logica. Ecco appunto e quindi qui ho elencato alcuni di questi elementi che forse ripetono delle cose già dette per cui non credo sia importante ridirle, ma sicuramente c'è un elemento nuovo per cui un gruppo industriale è disposto a dialogare con le ONG su temi che riguardano, per esempio, il digital divide. Quindi non a dialogare su come fare il profitto domani ma a cercare di capire come anche l'industria può dare un contributo concreto su questi temi.
E loro, come vedete, hanno anche stabilito una serie di valori … si sono dati una specie di carta di identità a cui doversi riferire.
Questa che segue è la parte tecnica che forse è la più semplice.
Di fatto è stata messa su una piattaforma che ha un hub centrale che può andare su un certo numero di satelliti che hanno una copertura sull'Africa, sull'Europa, sul Sud America, oltre che sul Nord Est degli Stati Uniti.
Il sito di ricezione come vedete è abbastanza semplice nel senso che è costituito da un'antenna satellitare e da un set top box, da una scatola che attualmente ha un costo relativamente basso (dell'ordine di mille euro) .
E poi questa scatola naturalmente può essere collegata in rete dal lato utilizzatore con tutta una serie di possibili servizi che si possono fruire a seconda delle necessità.

Quindi questa piattaforma di fatto ha provato ad integrare tutta una serie di servizi che sono basate su tecnologie internet, che non danno solo il cosiddetto web access, ma che danno molto di più. Perché la piattaforma di fatto può consentire di fare della video conferenza , delle sessioni di lavoro collaborativo , di cui ieri un po' si è accennato, o servizi non interattivi come la diffusione streaming di video, diffusione di contenuti , e poi tutto l'aspetto che è il content management cioè sarebbe l'accesso all'informazione, l'accesso alle
banche dati, l'organizzazione di questo.
Qui avevo preparato qualcosa che forse posso saltare… però questo era per darvi un'idea di… quando si parla di un'applicazione, un applicazione per esempio telemedicale - per dare un'idea della complessità che c'è dietro una piattaforma di questo tipo – coinvolge elementi a vario livello.
Risulta un lavoro molto complesso riuscire ad integrare in una piattaforma tutti questi tipi di servizi, che poi devono essere, dal punto di vista dell'utente, facilmente utilizzabili, per cui l'utente deve avere davanti a sé un'interfaccia per cui lui non sa tutto quello che ci sta dietro.
La copertura l'ho detta prima, questi sono un po' i satelliti di cui ho parlato, e c'è anche l'Africa.

Le estensioni possibili. Si parla di estendere la copertura al Nord America e all'Asia.



Poi la cosa più interessante che è già in atto, l'abbiamo già testata, è che è disponibile dal 2004 un sistema two ways , quindi un sistema che consente di portare l'interattività, quindi l'accesso, in qualunque punto sotto la copertura terrestre sia in andata che in ritorno.
Per cui ci si sgancia anche dalla infrastruttura terrestre esistente. La piattaforma dell'estensione two ways è stata già integrata e qui di seguito vengono mostrati alcuni esempi di servizi che abbiamo testato e che saranno utilizzati anche in questo progetto con l'UNESCO per i Paesi dell'Est; serviranno a collegare le accademie di alcuni Paesi dell'Est Europa con alcuni centri di ricerca come il CERN.

Per esempio questo è il lavoro collaborativo che è, secondo me, una delle applicazioni più interessanti perché in pratica consente, tramite appunto un sistema satellitare two ways, di stabilire delle sessioni in cui si può condividere un'applicazione di qualunque tipo, può essere un video, o un power point, o lavorare insieme – avendo allo stesso tempo una chat – cioè potendosi scambiare delle informazioni scritte - avendo un piccolo video e avendo la parte che interessa del video grande più espansa.
Questo naturalmente può avere applicazioni in tutti i campi più disparati e soprattutto può servire ad evitare di far muovere le persone, gli scienziati, dai posti dove normalmente vivono.
L'applicazione di cui ho parlato prima è un'applicazione che non richiede molta banda, parliamo dell'ordine di 120 Kbit di banda, con una performance veramente notevole, quindi chiaramente anche questi sistemi stanno cercando di andare sempre più nella direzione di utilizzo di poca banda e alta efficienza. Quindi bisogna cercare di arrivare con delle soluzioni che consumino meno banda possibile ma che consentano di essere utilizzate in un contesto di lavoro reale.
La seconda è la videoconferenza anche questa che prevede varie cose, tra cui di poter fare delle videoconferenze ibride per cui avere dei plug in su personal computer – e quindi a costo nullo – e di poter fare delle videoconferenze anche su telefoni mobili e quindi da questo punto di vista anche la flessibilità è già arrivata a livelli notevoli e tutto questo è in fase di test oggi.
Per ultimo il ruolo di ESA in questo tipo di progetti. L'ESA è qualche anno che ha cominciato a finanziare oltre a progetti di tipo tecnologico e di ricerca, anche dei progetti di tipo applicativo, per capire appunto come la tecnologia che noi sviluppiamo con i fondi pubblici degli Stati membri, può servire anche a degli scopi più di breve termine per quanto riguarda la comunità in senso largo che seguiamo. Quello che facciamo normalmente è che finanziamo il progetto pilota, che include la validazione dei servizi con una user community ristretta.
La parte più importante non è riuscire a fare il pilota, la parte più importante e più difficile è quella di aiutare questo sistema nella fase di transizione da un sistema pilota a un sistema che possa diventare operazionale, per cui, dopo può andare avanti in maniera sostenibile da solo.
E dopo anche, in questo caso con Media Space, aiutiamo il progetto nella relazione con Enti e istituzioni internazionali che ne possano appunto garantire la continuità nel tempo.
Risposta a una domanda durante il dialogo successivo:
Qualche spunto per gli addetti della comunicazione, per fermarsi ad una comunicazione più semplice nell'utilizzo delle tecnologie presentate…
Se capisco bene la domanda , la domanda dice come utilizzare la tecnologia e i new media per fare una comunicazione più semplice, che può anche significare più di effetto.
Credo che oggi siano venute fuori un sacco di cose, bisognerebbe fare un convegno di quattro giorni per approfondire tutto quello che è venuto fuori oggi. Un argomento secondo me molto importante è quello della relazione tra l'uso della stampa che diede un impulso immenso allo sviluppo del mondo occidentale e l'uso dell'immagine possibile oggi per dare valore aggiunto alla comunicazione.
Qualcuno ha detto: “siamo agli albori di una nuova era”. Secondo me i new media di fatto – quindi l'ICT nella sua forma più sviluppata – costituisce un nuovo alfabeto, così come la scrittura ha rappresentato un alfabeto che poi per cinque secoli abbiamo usato per lo sviluppo del sapere, i new media costituiscono un nuovo alfabeto di cui ancora non sappiamo neanche quali sono le lettere… riusciamo solo a balbettare qualcosa.
In questi giorni abbiamo visto cosa succede quando di questo alfabeto si prendono alcune lettere e le si mettono insieme. I nuovi comunicatori dovranno probabilmente imparare ad utilizzare questo alfabeto, per raggiungere – e qui si parlava anche di semplicità, di chiarezza…, per raggiungere lo scopo della comunicazione che è quella di farsi capire e di riuscire a capire.
Un esempio di questo lo ha dato il film che ha presentato Nico Di Tella sull'Africa. Lui avrebbe potuto benissimo fare un discorso, ma quel film ha detto molte più cose, perché? Perché aveva molta più informazione: l'immagine, la musica, il testo insieme sono molto più potenti delle sole parole. E' solo un piccolo esempio. Lui avrebbe potuto fare un discorso scritto, non l'ha fatto.
Quindi, e per concludere, è una sfida per tutti, non solo per coloro che si occupano, come noi, della tecnologia, ma per tutti quelli che lavorano nei vari campi, per i medici, per gli insegnanti, per i politici che dovranno o potranno confrontarsi con mezzi assolutamente impensabili prima.
Io credo che ci vorrà un millennio per riuscire a capire cosa l'ICT farà all'umanità. Penso che non riguarda solo i comunicatori, penso che riguarda un po'tutti,… credo quindi che un po' tutti dobbiamo cambiare l'atteggiamento e vedere l'ICT non solo come qualcosa di tecnologico, ma come un mezzo che contiene in se potenzialità inesplorate per lo sviluppo del genere umano. E' vero che è ancora molto complessa l'ICT, dobbiamo semplificarla. Però penso che ciascuno nel proprio settore debba veramente cominciare a guardarla in un altro modo.