Sessione comune

Guglielmo Boselli +

giornalista, direttore di Città Nuova per oltre 40 anni

Un paradigma innovativo della comunicazione: l'amore

videoregistrazione, 27.09.2001

Da queste ultime parole di Dori Zamboni, si fa evidente il rapporto con il mondo delle comunicazioni in vertiginoso sviluppo. Mai come ora abbiamo avuto a disposizione mezzi così potenti che fanno superare ogni barriera posta dai limiti di spazio e tempo.

E ne abbiamo fatto esperienza forte proprio grazie all'incredibile tragedia che ha colpito gli Stati Uniti. E' stato uno shock vissuto in tempo reale da tutto il mondo, compresa Russia e Cina. L'umanità come un unico corpo ha vissuto gli stessi timori, le stesse emozioni, la stessa reazione che ha spinto a unirsi per combattere un male comune: il terrorismo.

Molti hanno detto: è una svolta della storia.

E qui dà le vertigini pensare a quale compito siamo chiamati come comunicatori, come mediatori tra ciò che accade e la società.

Igino Giordani iscriveva i giornalisti, gli operatori dei media, "tra i più diretti costruttori della città nuova".

Ecco allora che quel "nuovo", quel "carisma di unità" suscitato 60 anni fa, che ha per fondamento il fatto che Dio è Amore, ci giunge in questo inizio di nuovo millennio come un patrimonio di grande attualità.

Cerchiamo insieme di scoprire le applicazioni al nostro mondo dei media. Ne tracciamo ora solo qualche linea per offrire spunti per il vostro apporto, attraverso le esperienze sul campo e il dialogo che seguirà.

Dio è Amore. Conduce naturalmente alla comunicazione: l'amore infatti di per sé comunica. L'amore diventa dunque il “paradigma” stesso della comunicazione, portando ad un radicale cambiamento del nostro modo di essere e di lavorare.

Ci conduce allora a riscoprire la nostra stessa vocazione di comunicatori. L'amore - come ha detto Chiara, “fa vedere più in là”, fa cogliere e comunicare il filo d'oro che attraversa gli avvenimenti.

E' una luce che ci aiuta a smascherare anche quanto è subdolo e ci fa chiedere: i mezzi di comunicazione sono davvero sempre mezzi che conducono alla fraternità universale, a comporre in unità la famiglia umana, come è nel disegno di Dio-Amore?

Per esempio: il rischio più grande posto dal processo di globalizzazione dei media, gestiti, sempre di più, da quelli che sono stati definiti gli “iper-poteri globali” al di là delle sovranità nazionali degli stati, tendono ad imporre il “pensiero unico”, funzionale agli obiettivi dominanti degli interessi del mercato. Si pone l'interrogativo se sul futuro della comunicazione si profila un'apertura globale o un'oppressione planetaria.

E si arriva al paradosso, espresso bene da Gilles Lipovetsky, che “l'era della comunicazione di massa è l'era del deterioramento della comunicazione tra le persone”.

Anche l'istantaneità della comunicazione oggi raggiunta, che rappresenta un salto qualitativo e quantitativo rispetto al passato, presenta numerosi pericoli, il più grave dei quali è forse la superficialità indotta nel guardare alla realtà, l'"usa e getta" della notizia. Ciò rischia di produrre una dissuetudine a riflettere.

Il pubblico tende ad assegnare agli eventi un'importanza proporzionale all'enfasi attribuita dai mass media agli stessi eventi, ai problemi, alle persone…

Il bombardamento, poi, di notizie intrise di violenza, suscita nell'opinione pubblica crescente paura del futuro che appare senza speranza.

 

Il “fiuto” dell'amore

Invece se abbiamo ben chiaro che siamo oggetti dell'amore di Dio, possiamo fare intravvedere questo amore anche nel grande e spesso tragico mosaico delle sconfitte della società umana, come in esso si vada maturando il "progetto" uomo.

La grande scoperta di Dio amore dei primi tempi - come abbiamo ascoltato - illumina tutta la realtà: la grande storia, come la piccola storia di ciascuno. “La certezza che Dio ci ama – osserva Chiara – ci fa partecipare di quel cuore largo, quel sorriso di Dio sul mondo, tutto sostanziato d'amore”.

Sapremo così cogliere e comunicare semi di vita nuova gettati proprio dove le piaghe e le devianze sociali sono più gravi. Sarà cronaca di vita e non di morte, o di vita che fiorisce proprio dalla morte. Avrà particolare forza di comunicazione, perché rivelazione di Dio amore presente nelle pieghe della nostra storia quotidiana, anche se non verrà nominato. Davvero è notizia, novità inaspettata che suscita sorpresa, stimola le forze positive presenti nella società. L'opinione pubblica avrà una visione più oggettiva della realtà: sarà aiutata a cogliere anche i germi di speranza che vi sono disseminati. Sarà stimolata a seguire modelli di vita alternativi, esigenza più che mai urgente per il mondo giovanile. In una parola la scoperta della realtà che Dio Amore nel guardare alle notizie è un potentissimo cemento di unione. Mancando, l'uomo perde in umanità.

Per chi opera nei media, si tratta di acquistare, per così dire, il “fiuto” dell'amore, per coglierlo ovunque ce n'è traccia.


Stimoli

Così verrebbero alla mente tanti stimoli particolari di applicazione. Provo ad accennare ad alcuni di essi.

La luce che irradia Dio Amore, come abbiamo sentito, porta anche ad avere una diversa visione dell'uomo: creato a sua immagine e somiglianza, ha iscritto nel suo DNA l'amore, la capacità di amare, di donare, di comunicare. Il rapporto che io ho con una persona, è il rapporto con un oggetto dell'amore di Dio. Cambia allora radicalmente il modo di rapportarmi e di comunicare.

È qui il punto. Non posso scrivere su una persona, rappresentarne le vicende, senza tenere conto di questa prospettiva. Altrimenti snaturo le cose. Manca una dimensione essenziale.

Certo debbo informare. Ma come! Con che animo? Prendiamo come esempio il caso peggiore, oggi purtroppo molto frequente: la cronaca nera. Posso parlare di uno che ha ucciso un altro col tono della condanna, o anche semplicemente a titolo di fredda informazione sui fatti, e fermarmi lì. Oppure cercare di “capire” non solo le vittime e i parenti delle vittime, ma anche l'uccisore stesso, che è pure lui oggetto dell'amore di Dio.

E quando intervisto una persona, come la guardo? Tenendo conto che anch'essa è oggetto dell'amore di Dio, scopro molte ricchezze, molti valori che di solito non emergono. Quella persona sarà posta nelle condizioni migliori per esprimere il meglio di sé: per scoprire ella stessa tali tesori che non sa di possedere.

Questa pensiamo che sia vera informazione, perché informa di realtà prima sconosciute a me e a chi è intervistato, a coloro che leggono o che ascoltano. E aiuta gli stessi spettatori o lettori a vedere e amare così la realtà.

Allora si porta davvero qualcosa di nuovo nell'informazione, anzi la cosa più vera, profonda, importante che di solito resta altrimenti sepolta. L'intervistato sente che è l'amore che mi muove: l'amore verso di lui e verso i fruitori di questa informazione, l'amore che Dio ha anche per loro.


Valori e disvalori tutti uguali?

Credere nell'amore di Dio verso tutti porta poi a stabilire una gerarchia di importanza fra le varie notizie, e non ad appiattire allo stesso livello ogni cosa, sia essa gli amori di una top model o la tragedia quotidiana dei popoli della fame. Se chi dà le notizie ha dentro di sé questa gerarchia di valori, allora aiuta anche chi riceve la notizia ad acquisirla a sua volta. Ad esempio l'idea che Dio è amore suggerisce che i più deboli sono protagonisti nella storia e nella cronaca.

Per non parlare dei valori dello spirito. La “novità”, che Dio è amore, anche in questo campo, può essere aiutata a emergere solo da chi, nel comunicare, la possiede come un patrimonio proprio, vitale. Allora quanto l'operatore mediatico scrive o dice diventa vero e affascina.

Ci può essere il rischio dell'audience. Ma non si può sacrificare la coscienza al totem dell'audience. Ci sono del resto esperienze che dicono: questa è una carta vincente.

 

In dialogo

Infine, come anche Sergio Zavoli sottolineava nel congresso sui media a Castelgandolfo del 2000, in questa apertura che ci viene dalla scoperta che c'è un Dio che ci ama e che vuole che siamo noi stessi amore, è essenziale la nostra disponibilità al dialogo, con tutte le componenti culturali e vitali presenti nel nostro mondo. Ci pone perciò in ascolto di quanto di vero e sincero esiste in altre culture e religioni diverse dalla nostra, in schemi mentali e di vita diversi dai nostri: i cristiani li chiamano “semi del Verbo”, disseminati da Dio Amore.

Ciò significa essere capaci non solo di dare, ma di ricevere. E nella comunicazione ciò è indispensabile. Non solo sul piano spirituale, ma anche su quello del pensiero e del linguaggio.

Ed allora davvero i mezzi di comunicazione daranno un apporto determinante a quel mondo unito del futuro, non appiattito dal "pensiero unico" e dalla "cultura unica", ma arricchito dalle diversità.


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