Sessione comune

Hiroshi Miyahira
gruppo editoriale
The Kosei Publishing Company
, Giappone

Panel 1 - Le domande della società globale

Diversità culturali-religiose e sintonie planetarie

"Il giornalismo e le culture"
Le difficoltà di un corrispondente dell'Estremo Oriente in Italia

Quando eravamo studenti universitari a Tokio discutevamo appassionatamente se la cultura occidentale, soprattutto quella cristiana, potesse radicarsi nella nostra cultura o no. Una problematica che riassume in se stessa il rapporto del Giappone moderno coll'Occidente iniziato con la riforma di Meiji (1868) dopo due secoli e mezzo di isolamento totale dall'Occidente. Per quanto riguarda la chiesa cattolica in Giappone, nonostante la sua storia cinquecentenaria attraversata dalla piu' crudele e lunga persecuzione, con 200 martiri, che la chiesa cattolica abbia mai conosciuto, puo' contare solo su poco piu' di 400 mila fedeli su una popolazione che supera i 120 milioni. Al contrario della chiesa giapponese la chiesa cattolica nella Corea conta piu di 3 milioni fedeli e quella della Cina continentale 15 milioni. Perche'? La tesi di fu' Shusaku Endo, un popolare scrittore cattolico, era; "Il Giappone e' come una palude dove le radici di tutto quello che e' estraneo alla sua cultura marciscono".

Mi e' rimasta sostanzialmente irrisolta la problematica dopo 31 anni di permanenza in Italia, soprattutto svolgendo l'attivita' di corrispondente di un giornale giapponese a Roma e in Vaticano. Non era facile spiegare agli abitanti della "palude nipponica" il senso e l'importanza, almeno per i paesi occidentali, dell'avvenimento piu' grande dell'anno 2000 a Roma, "Il Grande Giubileo". La prima difficolta' consisteva nello spiegare ai giapponesi, che hanno il concetto spirale del tempo (per esempio, "reincarnazione"), l'importanza di un avvenimento che si muove sul concetto lineare del tempo. Perfino tra i vescovi giapponesi c'era una certa perplessita' a dare troppo risalto alla celebrazione del Grande Giubileo in Giappone. Il calendario giapponese e' scandito anche dagli anni dell'imperatore regnante.

E poi subentrava la difficolta' di spiegare a loro il concetto di "salvezza cristiana" rivelata dal Dio trascendente. Il buddhismo rifiuta il problema dell'aldila' come una deviazione che distoglie l'attenzione della mente dalle realta' che regolano il cosmo e l'uomo. Lo shintoismo, con le sue divinita' e gli eroi nazionali (di cui il capo e' l'imperatore), e' una religione o, meglio una forma religiosa dell'identita' del popolo giapponese, prettamente "immanente". E' difficile spiegare al popolo con questa mentalita' la salvezza come un intervento di Dio trascendente nella storia umana, appunto il senso del Grande Giubileo. Ne consegue la difficolta' di esplicare agli abitanti della palude nipponica alcuni termini; "laicizzazione", "secolarizzazione", per esempio. Se questi due termini sono, in un certo senso, le "antitesi" della cultura cristiana come spiegare al popolo che non ha nemmeno la "tesi". Per scavalcare in qualche modo questa difficolta' e' mettere in relazione gli avvenimenti di Roma con quanto di analogo succede in Giappone. Per l'apertura della Porta Santa c'erano due donne giapponesi in kimono a suonare il koto, uno strumento musicale della tradizione giapponesi, e siamo partiti da questo fatto a spiegare il senso del Grande Giubileo. Abbiamo paragonato il "mea culpa" della chiesa cattolica a quello che il Giappone dovrebbe fare per la sua responsabilita' durante la seconda guerra mondiale.

Questo metodo, pero', non e' piu' valido quando dobbiamo spiegare a loro il rapporto molto particolare tra la chiesa cattolica e l' ebraismo o l'islam. Come spiegare ai giapponesi il concetto centrale della geo-politca woytiliana; "Dagli Urali all'Atlantico (il fondamento dell'Europa e' cristianesimo)"? E poi, piu' difficile di tutto e' presentare in un modo comprensibile ai nostri lettori la complessita' della politica italiana, un groviglio di pensieri cristiani, marxisti e illuministi. Va avanti anche l'unificazione dell'Europa. Finche' si tratta della moneta unica il discorso e' tecnico-finanziario e non rappresenta per noi una particolare difficolta'. Ma quando l'unita' europea si allarga sempre di piu' all'Est e un insieme di tutti questi paesi comincera' il discorso di una vera integrazione, ovvero, la sussidiarieta' nel campo delle culture europee, a noi, i poveri giornalisti giapponesi cosa succedera'? Ci sara' qualche giornalista giapponese capace di spiegare ai 120 milioni di abitanti della palude nipponica lo spirito fondatore dell'unita' europea, quello di Schumann, Adenauer e De Gasperi, che trae origine dalla cultura, senz'altro, cristiana.

Dopo 31 anni di permanenza in Italia mi torna sempre in mente una frase di Indro Montanelli; "Faccio il giornalista e lo faro' sempre; questa impagabile professione che consiste nel far capire agli altri le cose che noi non capiamo affatto".

Sono un sempice giornalista giapponese, dicevo, nato e cresciuto in una cultura , religione diverse ed una terra molto lontana da Roma. La religione della mia famiglia era lo Zen Soto e la mia nonna, ultra ottantenne, dedicava, ogni mattina, la prima ciotola di riso appena cotta alla statua di buddha sull'altare della famiglia. Nella famiglia convivono, oltre mia nonna buddhista, una shintoista ( cognata), quattro cattolici (madre, due sorelle e sottoscritto), un comunista (fratello maggiore sindacalista). Mio papa' e' stato battezzato nel momento del trapasso.

La mia conversione al cristianesimo avvenne all'eta' di 13 anni seguendo due sorelle maggiori senza tanta convinzione ma il cristianesimo rappresentava, all'epoca, qualcosa di nuovo, attraente, per una famiglia di provincia, per di piu' dei contadini, e una religione dell'Occidente. La mia fede maturo' man mano attraverso gli studi all'universita' Sophia di Tokio, retta dai gesuiti, alla pontificia universita' Gregoriana e, soprattutto, attraverso la mia professione di giornalismo alla Sala Stampa della Santa Sede sin dal 1974. La mia esistenza, fino adesso, naturalmente, e' sostenuta da due visioni dell'universo contrastanti e accomunanti, nello stesso tempo. Una buddhista; quelle regole bellissime che fanno muovere l'universo e che loro chiamano il buddha (eterno) stesso. Un'altra cristiana; quella bellisima immagine di Cristo Pan Creator. Nonostante non ci fosse il concetto della creazione nel buddismo - anzi, il buddha evito' di affrontare il problema della trascendenza perché distoglie l'attenzione dell'uomo dai problemi delll'umanita', ed anche perche' le religioni d'allora speculavano troppo sull' aldila', dimenticando la realta' del mondo -, i miei amici-colleghi buddhisti mi hanno insegnato come osservare, analizzare e sintetizzare i fenomeni, i fatti che scorrono davanti ai miei occhi, atteggiamento molto importante per l'esercizio della mia professione. Queste due visioni completamente diverse mi hanno sostenuto, non soltanto per la mia igiene mentale, ma soprattutto per non dimenticare il senso dell'andare avanti nell'esercizio del mio mestiere.

Ho cercato, quindi, in questi 30 anni da vaticanista, di tenere fede ad un'impostazione: "Stando in Vaticano non guardare soltanto il Vaticano, ma, attraverso le finestre del Vaticano, guardare il mondo" ed informare i lettori. Ma, purtroppo, quello che abbiamo visto attraverso le finestre, dopo il crollo del muro di Berlino, di cui il Papa polacco e' stato uno dei protagonisti, sono stati lo scoppio della guerra in Bosnia-Herzegovina, l'intervento armato nell' Afganistan, le guerre nel Golfo, i conflitti nel Caucaso, senza dimenticare gli eterni conflitti nel Medio Oriente, mentre il mondo trema sotto la minaccia del terrorismo globale e il degrado ambientale che comincia manifestarsi in una forma di violenta tempesta nel mondo.

Che ne sara' di questo universo di cui le due religioni presentano una bellissima visione. Con questo interrogativo un povero giornalista giapponese cerca di andare avanti.

Sono un sempice giornalista giapponese, dicevo, nato e cresciuto in una cultura , religione diverse ed una terra molto lontana da Roma. La religione della mia famiglia era lo Zen Soto e la mia nonna , ultra ottantenne, dedicava, ogni mattina, la prima ciotola di riso appena cotta alla statua di buddha sull'altare della famiglia. Nella famiglia convivano, oltre mia nonna buddhista, una shintoista ( cognata), quattro cattolici (madre, due sorelle e sottoscritto), un comunista (fratello maggiore sindacalista). Mio papa' e' stato battezzato nel momento di trapasso. La mia conversione al cristianesimo avvenne all'eta' di 13 anni seguendo due sorelle maggiori senza tanta convinzione ma il cristianesimo rappresentava, all'epoca', qualcosa di nuovo, attraente, per una famiglia di provincia, per di piu' dei contadini, e una religione dell'Occidente. La mia fede maturo' man mano attraverso gli studi all'universita' Sophia di Tokio, retta dai gesuiti, alla pontificia universita' Gregoriana e, soprattutto, attraverso la mia professione di giornalismo alla Sala Stampa della Santa Sede sin dal 1974. La mia esistenza, fino adesso, naturalmente, e' sostenuta da due visioni dell'universo contrastanti e accumunanti, nello stesso tempo. Una buddhista; quelle regole bellisime che fanno muovere l'universo e che loro chiamano il buddha (eterno) stesso. Un'altra cristiana; quella bellisima immagine di Cristo Pan Creator. Nonostante non ci fosse il concetto della creazione nel buddhismo, anzi, il buddha evito' di affrontare il problema di trascendenza come devia l'attenzione dell'uomo dai problemi che affliggono l'umanita' ed anche perche' le religioni d'allora speculavano troppo su aldila' dimenticando la realta' del mondo, i miei amici-colleghi buddhisti mi hanno insegnato come osservare, analizzare e sintetizzare i fenomeni, i fatti che scorono davanti ai miei occhi, che e' molto importante per l'esercizio della mia professione. Queste due visioni completamente diverse mi hanno sostenuto, non soltanto per la mia igiene mentale, ma soprattutto non dimenticare perche' vado avanti nell'esercizio del mio mestiere.

Ho cercato, quindi, in questi 30 anni da vaticanista, "stando in Vaticano non guardare soltanto il Vaticano ma attraverso le finestre del Vaticano guardare il mondo" ed informare i nostri lettori. Ma, purtroppo, quello che abbiamo visto attraverso le finestre, dopo il crollo del muro di Berlino, di cui il Papa polacco e' stato uno dei protagonisti, erano lo scoppio della guerra in Bosnia-Herzegovina, l'intervento armato nell' Afganistan, le guerre nel Golfo, i conflitti nel Caucaso, senza dimenticare gli eterni conflitti nel Medio Oriente, mentre il mondo trema sotto la minaccia del terrorismo globale e il degrado ambientale che comincia manifestarsi in una forma di violenta tempesta nel mondo. Il Vaticano denuncia l'esistenza nel mondo dell'ostile "loby" che non ascolta la voce del Papa.

Che ne sara' di questo universo di cui le due religioni presentano una bellissima visione. Il popolo giapponese preferisce, per accostare alle religioni, la via intuitiva, esperienziale e globale. Il culmine delle lunghe e rigorose esperienze meditative del buddhismo giapponese e' quello di intravedere, in una frzione di secondo, le leggi e strutture che regolano l'universo. Invece la via occidentale e' quello razionale, analitico e scientifico. Questa differenza appare molto chiaramente anche nel campo del giornalismo. Sono di difficile comprensione i lunghissimi articoli analitici dei giornali occidentali per un popolo che e' abituato agli articoli brevi, semplici e schietti. Il buddhismo Zen insegna, infatti, "non dipendere dai scritti, dalle parole per cercare la verita' ma medita, medita e medita". Per il popolo giapponese e' molto importante "leggere tra le righe quello che non e' scritto" o "leggere 1 e capire 10".

Tra due culture cosi' diverse e con un interrogativo succitato, povero giornalista giapponese cerca di andar avanti.

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